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13.03.2021

Il rischio di contrarre il Covid-19 aumenta in caso di elevata concentrazione di pollini nell’aria

Da uno studio internazionale è emerso che i contagi da SARS-CoV-2 aumentano quando nell’aria sono presenti molti pollini. Ciò riguarda tutte le persone, non solo chi soffre di pollinosi.

Dai dati di 130 regioni di 31 paesi dei cinque continenti emerge che il rischio di ammalarsi di Covid-19 aumenta con la concentrazione di pollini nell’aria. Nei luoghi in cui nella primavera 2020 non era stata ordinata alcuna serrata, i tassi di contagio sono cresciuti in media del 4 per cento quando il numero di pollini aumentava di cento unità per metro cubo d’aria. Tale tasso superava il 20 per cento quando i pollini per metro cubo d’aria erano fino a 500. Quando però nelle regioni analizzate vigevano restrizioni, il numero di contagi si riduceva mediamente della metà a parità di concentrazione di pollini nell’aria.

Lo studio della Technische Universität München (TUM) e dell’Helmholtz Zentrum München ha considerato i dati 2020 concernenti la concentrazione di pollini nell’aria, i tassi di contagio da SARS-CoV-2, fattori demografici e condizioni ambientali, come temperatura, umidità dell’aria, densità della popolazione.

Minore produzione di sostanze antivirali

I ricercatori hanno spiegato così l’aumento di contagi da Covid-19: in presenza di pollini, il corpo combatte in misura minore i virus delle vie respiratorie, responsabili del raffreddore e dell’influenza. In condizioni normali, non appena un virus, come il SARS-CoV-2, penetra nell’organismo le cellule producono speciali proteine, chiamate interferoni, che sollecitano le cellule vicine ad attivare la loro risposta antivirale dando avvio a reazioni infiammatorie volte a eliminare l’intruso.

Se la concentrazione di pollini nell’aria è alta, oltre ai virus vengono inalati anche pollini e prodotti meno interferoni antivirali. La reazione antifiammatoria di difesa è di conseguenza attenuata. Ciò significa che le malattie delle vie respiratorie possono aumentare e con loro anche i casi di Covid-19, a prescindere dal fatto che una persona soffra di raffreddore da fieno o no.

Lo studio: A. Damialis, S. Gilles et. al.: Higher airborne pollen concentrations correlated with increased SARS-CoV-2 infection rates, as evidenced from 31 countries across the globe

Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America (PNAS), March 2021; DOI: 10.1073/pnas.2019034118

Intervista sui pollini e sul rischio di contrarre il Covid-19

Prof. dott. med. Peter Schmid-Grendelmeier, membro del Consiglio scientifico di aha! Centro Allergie Svizzera e Direttore del reparto di allergologia dell’ospedale universitario di Zurigo

Perché il corpo reagisce meno ai virus quando nell’aria sono presenti molti pollini? Come mai produce meno sostanze antivirali?

Peter Schmid-Grendelmeier: La ragione risiede in determinati composti liberati dai pollini che inibiscono il sistema immunitario. Al contatto con il virus, vengono rilasciati meno interferoni antivirali e la persona è più soggetta a malattie infettive che colpiscono le vie respiratorie.

È un meccanismo noto anche con altri virus?

Sì, è noto anche con altri virus che possono raggiungere le vie respiratorie, i cosiddetti rinovirus.

Da quale concentrazione di pollini aumenta il rischio di ammalarsi di Covid-19?

Lo studio indica che nelle regioni senza serrate e con fino a 500 pollini per metro cubo d’aria il tasso di contagio era mediamente più alto di oltre il 20 per cento, tasso che si riduce della metà in caso di serrata. Servono tuttavia altri studi, perché il rapporto tra fattori ambientali e salute è molto complesso e richiede osservazioni a lungo termine.

Il maggiore rischio di contrarre il Covid-19 sembra riguardare tutte le persone indistintamente. Perché non solo chi è allergico, dato che già reagisce ai pollini?

Il sistema immunitario reagisce in modo completamente diverso in caso di allergia ai pollini, per questo riguarda anche chi non soffre di pollinosi.

Può spiegare meglio questi meccanismi?

Nella lotta contro i virus, basta un leggero indebolimento del sistema immunitario – come una minore produzione di interferone – per rendere l’organismo più soggetto a un’infezione virale. Può capitare a tutti. Nel caso di un’allergia, il sistema immunitario non reagisce troppo poco, al contrario: per un’informazione errata reagisce in modo eccessivo a sostanze di per sé innocue, come appunto i pollini. È questa reazione eccessiva che provoca i sintomi allergici. All’origine di questa reazione errata ci sono mediatori diversi da quelli che si attivano in presenza di un virus, e questo succede soltanto nelle persone predisposte alle allergie.

Che cosa consiglia in termini di prevenzione?

Come raccomandano le autrici e gli autori dello studio, sicuramente è utile evitare di esporsi a elevate concentrazioni polliniche. Concretamente, ciò significa seguire nei prossimi mesi i dati sui pollini, ad esempio con l’app «Pollini-News» o sul sito www.pollinieallergie.ch di aha! Centro Allergie Svizzera. È pure meglio non tenere le finestre perennemente aperte. Anche le mascherine chirurgiche, diventate nostre accompagnatrici quotidiane, sono utili, perché filtrano virus e pollini. Soprattutto le persone delle categorie a rischio dovrebbero proteggersi bene in presenza di elevate concentrazioni di pollini nell’aria.

Quando sono più alte le concentrazioni di pollini? Luogo, orario e condizioni meteo fanno la differenza?

I pollini possono essere presenti in concentrazioni elevate a qualsiasi orario del giorno e della notte, in città come in campagna. È soprattutto la situazione meteorologica a fare la differenza: se per più giorni il tempo è bello, le concentrazioni sono elevate anche di notte. Anche poco prima di un temporale la concentrazione aumenta, mentre si riduce dopo una pioggia prolungata.

Quando si trovano pollini nell’aria?

Quelli di nocciolo inaugurano la stagione e possono diffondersi già in gennaio. Seguono quelli di ontano e, in aprile, di betulla e frassino. Circa il 70 per cento degli allergici reagisce ai pollini di graminacee, che raggiungono il loro picco in maggio e giugno, e continuano a essere presenti fino in autunno. In agosto e settembre fiorisce inoltre l’ambrosia, fortemente allergenica. Sul sito www.pollinieallergie.ch si trovano i dati aggiornati.

Come la mettiamo con lo sport all’aperto? Soprattutto in questo periodo storico, molte attività sono praticate all’esterno, ma ora ci sono i pollini e il rischio di contrarre il coronavirus quindi aumenta. Devo rinunciare alla mia corsetta quotidiana?

No, assolutamente. Nel bosco o su un prato ci sono molti pollini, ma il rischio di entrare in contatto con il coronavirus è esiguo. Chiaramente solo se le attività sono svolte in solitaria o tenendo una distanza sufficiente. Indossare la mascherina sarebbe utile, ma è irrealistico pretenderlo da chi pratica sport di resistenza. Di rientro da un’attività all’aperto, è importante adottare le ormai note misure di protezione: distanziamento sociale, mascherina e disinfezione delle mani.

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